Come abbiamo visto, l’esperienza vissuta dall’Italia settentrionale sotto l’egemonia napoleonica è fondamentale per ricreare un senso di appartenenza e intravedere una possibilità di unificazione nazionale. Un’altra spinta decisiva proviene dai moti rivoluzionari che attraversano tutta l’Europa dall’inizio del XIX secolo.

Le masse fremono in rivolta, gli Stati tremano ripensando agli eventi della Rivoluzione Francese, la repressione è massima e cruenta.

In Italia è il Regno di Sardegna ad approfittare della situazione, tessendo la sua tela grazie all’abilità politica del primo ministro Camillo Benso, Conte di Cavour. Con un’azione diplomatica di un certo livello, Cavour accresce l’importanza dello stato piemontese sino a dargli un posto di rilievo durante i trattati tra le grandi potenze europee. È un lavorio lento e accurato che contribuisce a ritoccare i confini geografici della penisola settentrionale e che dà il via al Risorgimento Italiano.

C’è un altro importante protagonista: Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, un condottiero apprezzato in tutto il pianeta per la sua lotta con e a favore del popolo, per i modi spicci e l’aspetto un po’ bizzarro: alla testa di mille uomini, Garibaldi parte diretto verso il Regno delle Due Sicilie, sbarca a Marsala, sconfigge l’esercito dei Borboni e consegna l’Italia meridionale nelle mani del Re Vittorio Emanuele.

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